[pt 2] Il futuro del lavoro: intervista a David Orban

Durante una puntata di 2024, Enrico Pagliarini intervista David Orban, amministratore delegato di Dot.Sub, docente alla Singularity University e tecnology evangelist, ovvero colui che immagina il futuro e lo divulga in maniera semplice. Il tema della discussione è uno dei più caldi del momento: quale sarà il futuro del lavoro delle nostre economie? Che cosa ne sarà del ruolo dell’uomo in una società sempre più automatizzata? Esiste il rischio che l’uomo sia sostituito dalla macchina? Ho trascritto l’intervista e questo è il risultato: buona lettura!

[Torna alla parte 1]

EP: A tuo parer come si potrebbe fare per ripensare la società di fronte ad una tecnologia che invade la maggior parte degli ambiti lavorativi?

DO: La tua domanda non è tecnologica né economica: è una domanda politica. La diseguaglianza di ricchezza che si accumula attraverso diseguaglianze di reddito può superare certi livelli. Il coefficiente Gini che esprime l’indice di diseguaglianza corrispondete in una data società: superati certi livelli di diseguaglianza del coefficiente, storicamente si vede che succedono concretamente delle rivoluzioni. Le rivoluzioni sono esaltanti per il loro protagonisti e sono epoche incredibili di creazione e di distruzione, ma non sono tradizionalmente controllabili: anche chi le fa partire si accorge che sfuggono di mano. La società di oggi è riuscita a creare negli ultimi 50 anni cose incredibili e sta portando miliardi di persone ad affrontare opportunità impensate prima. Ma credo che sia importante capire come calmierare questa crescita continua della diseguaglianza. Quindi la sfida sta nell’offrire una vita dignitosa alle persone a cui mancano le opportunità o la capacità. Nei prossimi anni la tecnologia genererà molta diseguaglianza ed è compito della società intervenire perché questa diseguaglianza non provochi conseguenze catastrofiche.

EP: Quali sono a tuo parere gli elementi tecnologici più importanti che cambieranno ancor di più la società nei prossimi anni? Hai fatto l’esempio di chi si occupa di marketing che verrà sostituito dalle macchine: la raccolta di dati quando navighiamo in Internet e compriamo online crea una base di conoscenza per le società che si occupano di vendita tale per cui molto del marketing diventerà automatico e gestito dalla ai.

DO: C’è un denominatore comune molto importante che non ha bisogno di avanzamenti radicali e che già vediamo attorno a noi: è il cambiamento da organizzazioni gerarchiche centralizzate verso organizzazioni di rete distribuite di tutte le nostre attività. Per esempio la produzione distribuita di energia basato su impianti solari, opposta a quella tradizionale di centrali a petrolio o carbone. Nel momento in cui sei in grado di produrre energia, affronti il resto delle tue attività economiche, individuali o di impresa, in una maniera completamente diversa. Analogamente, la tecnologia della stampa 3D è una manifattura distribuita che oggi è agli inizi ma che realizzerà delle cose mai viste prima. Immaginati la sua applicazione nell’edilizia: in Cina già oggi ci sono esperimenti di stampa 3D di case intere con costi e tempi ridotti di alcuni ordini di grandezza rispetto ai metodi tradizionali.

EP: Vedo tutto ciò molto più evidente già oggi nelle tecnologie digitali: molte cose che si possono fare con lo smartphone stanno creando una disintermediazione e una distribuzione che prima erano centralizzate. In questi giorni osserviamo all’impatto di una app che può sostituire il radiotaxi, come Uber.

DO: In questi giorni assistiamo ad una protesta violenta che rappresenta un disagio che non può essere trascurato. Ma la società italiana ed le altre europee devono interrogarsi come affrontare il cambiamento che è irresistibile. In Francia hanno per esempio cambiato le regole, e io sorrido perché la decisione che hanno preso è la seguente: nel momento in cui tu chiami la macchina con il tuo smartphone, questa è obbligata a venire a prenderti non prima di 15 minuti. Di decisioni se ne possono prendere tante, ma questa non mi sembra una delle ottimali.

EP: In quel processo che hai descritto prima, il cambiamento delle regole è importante: di fronte  alle nuove tecnologie, sono le regole che devono cambiare o piuttosto è la tecnologia che si deve adattare?

DO: le regole possono cambiare in direzioni diverse. Qui sul mio computer c’è un adesivo che dice: “P2P is not a crime“: lo scambio di file tra pari (peer to peer) non è un crimine. Risale ai tempi di Napster: nascevano le prime applicazioni che coinvolgevano milioni di altri utenti nello scambio di musica e film. È interessante osservare un mondo che ha deciso di andare in una direzione dove i i grandi investimenti fatti da Apple e Google per i loro data-centre per la distribuzione di app o di file sono premiati da Wall Street, senza riconoscere che questo ramo di futuro esprime un enorme inefficienza. Se 10 anni fa avessimo abbracciato la distribuzione P2P, oggi i nostri telefoni si passerebbero le app senza nessun problema.

EP: Perché nessuno sta pensando ad implementare di nuovo il P2P?

DO: Perché le politiche legali che sono state messe in piedi hanno criminalizzato questo tipo di attività o lo hanno reso talmente difficoltosa che chi investe in startup, non appena vede che è previsto questo tipo di impostazione, se ne sta alla larga.

EP:  Infine, qual’è il fenomeno tecnologico più promettente a tuo avviso?

DO: La miniaturizzazione dei nostri dispositivi non si sta fermando: le tastiere sono state miniaturizzate fino a farle sparire , ora c’è il riconoscimento vocale che è sempre più efficiente, ma tra poco spariranno anche gli schermi ed è per quello che stiamo parlando di oggetti che si possono indossare. Ad un certo momento, spariranno anche gli oggetti che si possono indossare perché saranno all’interno del nostro flusso sanguigno o  comunicheranno direttamente col nostro cervello. Queste nuove tecnologie avranno un ruolo fondamentale nell’aumentare la nostra intelligenza. Assieme all’intelligenza artificiale, avrà un ruolo fondamentale l’augmented intelligence: che ci renderà più efficienti e produttivi nell’eseguire lavori complessi e ad alto valore aggiunto. Infine queste tecnologie potranno dare un grande contributo anche in settori non profit, che daranno sempre più opportunità alle persone per esprimere i propri desideri e i propri propositi all’interno di un nuovo contratto sociale che dovrà riconoscerne il valore.

Ascolta la puntata intera di 2024 (l’intervista inizia al minuto 50 circa).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: